UNA LUCE SPLENDE IN POLONIA

Testimonianza di Roman Mazierski

Sono nato in Polonia, un Paese a maggioranza cattolica: il 92% della popolazione appartiene ufficialmente alla Chiesa Cattolica. Sono nato quindi in una famiglia cattolica praticante.

A sette anni cominciai a frequentare la scuola elementare, dove, oltre alle solite materie, studiavamo religione sotto la guida di un prete, che ci narrava varie storie dell`Antico e Nuovo Testamento e ci inculcava molte nozioni del Catechismo.

Fin da quell`epoca avevo nel cuore due desideri: essere più vicino a Gesù e conoscere meglio Dio. Era come se sentissi una chiamata del Signore dentro di me, sebbene a quel tempo non sapessi che cosa significasse essere davvero chiamati da Dio e ancor meno come potessi rispondere ad una Sua eventuale chiamata.

Non potevo rivolgermi alla Parola di Dio per essere guidato, perché non avevamo una Bibbia. Né i ragazzi né gli adulti erano incoraggiati ad acquistarne una, anzi era diffusa l`opinione, da parte della gerarchia, che leggere la Bibbia fosse pericoloso, siccome conteneva i semi di varie eresie: soltanto la “Chiesa” era capace di discernere e scegliere da Essa ciò che poteva essere letto dai pulpiti, senza alcun pericolo, durante la Messa domenicale.

Ogni domenica eravamo portati dagli insegnanti ad ascoltare la Messa nella chiesa vicina. Non capivamo niente, perchè era tutto in latino. Perciò il mio cuore rimase affamato e assetato di Dio e della Sua verità per molti anni.

Per i ragazzi cattolici c`è un momento in cui si presume siano portati più vicini a Gesù: è quando “fanno la Prima Comunione” all`età di 8‐9 anni. Devono prima confessare al prete tutti i loro peccati e per farlo bene devono affrontare una lunga preparazione.

Durante i sei mesi di preparazione per la nostra prima confessione e “Comunione”, il nostro prete non cercò di riempire il nostro cuore con la fiducia e l`amore verso Gesù, ma era ansioso di riempirlo di paura e terrore, ricordandoci continuamente che dovevamo confessare tutti i nostri “peccati mortali” al prete nel confessionale, perché, se non l`avessimo fatto, avremmo commesso un sacrilegio e saremmo stati condannati all`Infermo per sempre.

La teologia cattolica dice più o meno questo a proposito della confessione, ma è comunque qualcosa di terribile inculcare nelle menti di bambini una dottrina così crudele, capace di sconvolgerli e terrorizzarli.

Il risultato fu che dimenticammo che quello, come si supponeva, era un incontro con Gesù, e ci concentrammo sul difficile compito di ricordarci tutti i nostri peccati, anche perché non sapevamo con certezza quali fossero i peccati mortali e quelli veniali. E una volta ricordati, non dovevamo dimenticarli.

Era una vera tortura mentale, dominati come eravamo dalla paura della dannazione eterna. Alcuni bambini chiesero perfino ai loro genitori di ricordar loro i peccati commessi, mentre altri passavano ore a scrivere lunghi elenchi delle loro trasgressioni, cercando poi di impararli a memoria. Eppure rimaneva la paura di dimenticarsi qualcosa, giunto il fatidico momento della confessione. Alcuni di noi portavano gli elenchi dei loro peccati in chiesa, e, inginocchiati presso i confessionali, cercavano di leggerli furtivamente, perché era proibito farlo.

Questa paura rimase in molti di loro per tutta la vita, una paura che indeboliva e paralizzava la loro volontà, fino a renderli schiavi della dittatura spirituale della Chiesa Cattolica e del suo clero. Bastava dir loro di obbedire solo alla chiesa e non alla loro coscienza, di non prendere parte ad incontri eretici, dove si predicava il puro Evangelo, e di non pensare nemmeno di lasciare la Chiesa Cattolica, perché sarebbero stati scomunicati e quindi condannati all`Inferno, e tutti obbedivano ciecamente.

Dopo la scuola elementare e la media, dovetti decidere del mio futuro. Sentivo ancora la voce del Signore che mi chiamava a sé, ed il desiderio di consacrare la mia vita a Lui. Ma come potevo farlo? Mi era stato sempre insegnato che l`unica via per andare a Lui era quella della Chiesa Cattolica. Non potevo quindi fare altro che divenire prete nella “unica vera Chiesa”. Tutte le altre chiese erano considerate false, eretiche, anti‐cristiane, e ci credevo davvero.

Mi iscrissi così alla Facoltà di Teologia dell`Università di Lwow. Dovetti vivere nel seminario assieme ad altri studenti di teologia. Il seminario era molto simile ad un monastero, collocato com`era su di una collina, circondato da alte mura, con le sue celle e i lunghi corridoi.

Dapprima mi sentii molto felice lì. Tutto mi sembrava così diverso dal mondo di fuori e fatto per portarci ben presto molto vicini a Dio e Salvatore nostro. Fatto è, però, che per il momento la nostra vita era dedita alle “devozioni” e allo studio della teologia. Tutto, comunque, sembrava doverci portare ad un unione personale con Dio mediante il Suo Figliuolo Gesù Cristo.

Con tutto lo zelo e la devozione di un giovane, dunque, mi consacrai a tutte le pratiche prescritte o raccomandate dalla Chiesa Cattolica. Ogni giorno ascoltavo una o due Messe, mi facevo ogni mattina la comunione, mi confessavo una volta la settimana. Ogni giorno meditavo, leggevo libri devozionali e pregavo, partecipavo a funzioni vespertine, recitavo il Rosario e le litanie, leggevo molte biografie di “Santi” e cercavo sinceramente di imitarli. Ben presto fui considerato uno dei più zelanti studenti del Seminario.

Tutti quei sforzi, però, e “meriti” non mi portarono vicino al Salvatore. Fu un`esperienza deludente, ma c`era stato uno prima di me che aveva cercato di percorrere la stessa via – l`Apostolo Paolo, che, prima della sua conversione, da buon Fariseo, aveva cercato di ottenere la sua giustizia con i suoi propri sforzi per osservare tutte le norme della Legge, secondo quanto gli veniva insegnato dai Rabbi o Dottori della Legge, ma questo non lo portò certamente più vicino a Dio, tanto è vero che egli confessò il suo fallimento (Filippesi 3). E così feci pure io.

Tutti gli studenti di teologia, detti “chierici”, dovevano spesso prendere parte alle lunghe, ma splendide cerimonie nella cattedrale della città, dove ufficiava l`arcivescovo o il vescovo, assistiti da molti ministri nei loro paramenti argentati e dorati, scintillanti di pietre preziose. L`altare solenne, ornato di bei fiori e splendente per una serie di candele e luci elettriche, le volute di fragrante incenso, i movimenti lenti e precisi degli ufficianti, il canto degli inni gregoriani, tutto creava una specie di atmosfera mistica, tanto che la chiesa sembrava a molte persone semplici come un`anticamera del paradiso.

Tuttavia a poco a poco trovai che quelle belle e attraenti cerimonie della chiesa erano soltanto cose esteriori e che dietro di esse non c`era per niente lo Spirito. Spesso erano celebrate dai preti in un modo che mi scandalizzava. Difatti non era difficile vedere che essi stessi non credevano in quello che stavano facendo. Infatti spesso durante quelle solenni cerimonie in cattedrale, anche alcuni membri dell`alto clero parlottavano tra loro, si raccontavano barzellette o addirittura facevano battute umoristiche su alcune parti delle cerimonie. A volte ufficiavano in fretta, come se volessero farla finita al più presto e andarsene. Quante volte, quindi, mi son ricordato dell`amara constatazione del Signore mediante il Suo profeta: “Questo popolo si avvicina a me con la bocca e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e il timore che ha di me non è altro che un comandamento imparato dagli uomini” (Isaia 29:13). Tremavo al pensiero che un giorno sarei potuto diventare come uno di loro, come ha scritto uno dei nostri grandi poeti polacchi: “Senza un cuore e senza uno spirito – ecco il popolo degli scheletri” (A. Miekiewiez).

La teologia è definita “la scienza attorno a Dio” e quindi per acquisire tale scienza seguivamo le lezioni dei migliori preti‐professori dell`università locale. E fu in relazione ai nostri studi sull`Antico e Nuovo Testamento che finalmente, e per la prima volta nella nostra vita, dovemmo leggere e studiare la Bibbia.

Alcuni passi biblici erano particolarmente commentati dai nostri professori, e la Bibbia che usavamo era l`edizione approvata dalle autorità ecclesiastiche e fornita di note, cioè delle spiegazioni ufficiali della Chiesa Cattolica. Non era permesso leggere la Parola di Dio senza quelle note, per evitare che qualcuno potesse intenderla in un modo diverso da quello inteso dalla Chiesa Cattolica. Ma ben presto mi accorsi che quelle note tendevano piuttosto ad oscurare il significato ovvio della Parola di Dio, ed a volte erano addirittura in netto contrasto con Essa. Cominciai perciò ad avere alcuni dubbi e conclusi che qualcosa non “funzionava”.

Cercai di trovare la soluzione dei miei dubbi studiando le dottrine ufficiali della Chiesa Cattolica, i cosiddetti dogmi, ma scoprii che alcuni di essi non si basavano sulla Parola di Dio, mentre altri le erano decisamente contrari. Sì, c`era qualcosa che non funzionava! Ma dov`era l`errore fondamentale? Preoccupato più che mai da quei dubbi, andai a visitare il mio “padre spirituale”, che era il prete ufficialmente incaricato di guidarci e consigliarci, se avessimo avuto difficoltà di ordine spirituale. Dopo aver ascoltato attentamente quanto avevo da dire, mi rispose così: “Tu ben sai che non vi puo essere nulla di sbagliato nell`insegnamento della nostra Chiesa, dato che essa è l`unica vera Chiesa di Gesù Cristo su questa terra. Se dunque c`è qualcosa di sbagliato, è la tua coscienza, per cui tu, essendo giovane, ti ribelli contro l`autorità della Chiesa. Si tratta di una tentazione spirituale che spesso afflige gli studenti di teologia”. Mi consigliò quindi di non preoccuparmi e di non cercare di trovare una soluzione dei miei dubbi, ma di dimenticarli.

Accettai quel consiglio e cercai di non pensarci più. Molte volte lottai contro la voce della coscienza, che continuava a dirmi che qualcosa non funzionava nel Cattolicesimo Romano, ma per molto tempo non avvenne nulla. In realtà, questa mia battaglia spirituale durò per tutto il periodo dei miei studi teologici, finché, dopo aver superato tutti gli esami prescritti, giunse il tempo della mia “ordinazione”. Venne cioè il momento di una decisione molto difficile. Difatti, avendo ancora dubbi e percependo che quel sistema non funzionava, mi chiedevo se fosse giusto accettare di essere ordinato prete.

Non volendo affidarmi solo ai miei sentimenti, mi rivolsi ad uno dei preti più pii e saggi della città e dopo avergli aperto il mio cuore, gli chiesi che cosa dovessi fare. Rispose: “Non c`è motivo per cui tu debba rifiutare l`ordinazione. Ognuno ha, a volte, dubbi sulle dottrine della nostra Chiesa; non costituiscono dei peccati, se tu lotti contro di essi e cerchi di liberartene. In ogni caso, dopo l`ordinazione l`Arcivescovo ben presto invierà te ed i tuoi colleghi in vari luoghi per lavorare nelle parrocchie ed avrai così tanto da fare che non avrai tempo per continuare a pensare ai tuoi dubbi”. Questo consiglio mi rassicurò e quindi accettai l`ordinazione e divenni prete.

Dopo appena un paio di settimane, ricevetti dalla Segreteria dell`Arcivescovo il mio primo incarico come assistente parroco in un paese nella zona sudorientale della Polonia. Il parroco evidentemente mi considerava troppo giovane ed inesperto per lavorare in città e quindi mi affidò la cura spirituale di contadini che vivevano in una dozzina di villaggi appartenenti alla stessa parrocchia.

Quei contadini non erano molto educati, ma persone molto semplici, devoti alla loro Chiesa e soprattutto ansiosi di far di tutto per assicurarsi la salvezza dell`anima. Spesso provavo compassione per loro ed i loro figli per la semplicità con cui credevano a tutto quello che veniva detto loro dai preti, che, secondo l`insegnamento ricevuto, essi consideravano come mediatori tra Dio e gli uomini, e rappresentanti di Gesù Cristo. Era patetico e sorprendente vedere come i preti approfittassero della loro posizione, non solo insegnando loro ogni sorta di superstizioni medievali e usando ogni mezzo per terrorizzarli parlando loro dell`lnferno, ma anche traendo vantaggi materiali dalla loro credulità.

Questo certamente non era il modo usato da Gesù per ammaestrare le folle che venivano a Lui. Piuttosto Gesù mi spinse a seguire il Suo esempio, avendo compassione per loro, poiché erano come pecore disperse senza pastore, e dominate da mercenari. Mi ispirò un grande entusiasmo per quel lavoro, ed io credo che fosse sotto la Sua guida che decisi di attenermi quanto più strettamente fosse possibile al Suo Vangelo nel mio insegnamento e nella mia predicazione. Difatti pensavo che se c`era qualcosa di sbagliato nel Cattolicesimo Romano, certamente non c`era nulla di sbagliato nei Vangeli. Il Suo esempio poi mi aveva mostrato come evitare di terrorizzare gli altri, specialmente i bambini, che ricevevano da me “l`istruzione religiosa”, ed ai quali presentavo Gesù quale loro Amico fedele, di cui non dovevano aver paura, secondo quanto Lui stesso aveva detto: “Allora Gesù li chiamò a Sé e disse: Lasciate che i bambini vengano a me, e non glielo vietate, perché il regno di Dio è per chi assomiglia a loro” (Luca 18:16).

A volte ebbi l`impressione di star portando vicino al Salvatore quelle anime semplici che m`erano state affidate, ma io stesso ero lontano da Lui. Ero sulla strada sbagliata ed incapace di trovare quella giusta che portava a Lui. Perciò non mi rimaneva altro da fare che pregare. Ero solito chiudermi dentro la chiesa vuota, o nel pomeriggio quando non v`era nessuno, 0 la sera tardi, quando soltanto il chiaro di luna, passando attraverso le finestre, fugava le tenebre. Lì, in ginocchio, gridavo al Signore: “O Dio, indicami come uscire da queste tenebre per venire da Te – dimmi ciò che è errato e ciò che è giusto!”

Pregai così per anni senza che notassi qualche cambiamento nella mia situazione, e quindi il mio conflitto spirituale continuò. Ogni tanto, però, il Signore misericordioso mi faceva capire che dava ascolto alle mie preghiere. Gettava come dei raggi di luce nelle tenebre della mia anima, ed in quella luce potevo discernere quel che era giusto molto chiaramente, perché era basato sulla solida roccia della Sua Parola, e ciò che era sbagliato, perché era basato soltanto sulle sabbie mobili delle dottrine e tradizioni umane. In quella luce, tutto il sistema del Cattolicesimo Romano non scampava alla condanna di Dio. Ma è più facile capire che intendo per quelle illuminazioni se porto qui qualche esempio.

Una volta venne da me una povera contadina assieme ad una sua figlia sedicenne. Piangendo si lamentava così di sua figlia: “Qualcosa è successo a mia figlia. Prima era una ragazza felice, ma ora non parla d`altro che dell`lnferno, e sostiene di essere già stata condannata all`Inferno”.

Siccome non avevo mai sentito nulla di simile, guardai sorpreso in viso alla ragazza. Era pallida ed aveva degli strani occhi. Era forse indemoniata? Le rivolsi una o due domande, ma non rispose subito. Poi con sorriso (da ebete) cominciò a parlarmi dell`Inferno. Era fortunata di non vivere nel Medio Evo, altrimenti l`avrebbero bruciata al rogo come strega.

Ma che potevo fare ora? Chiesi a sua madre: “E tu che ne pensi? Quando e come cominciò?” Dapprima non voleva esprimere la sua opinione a riguardo; poi mi resi conto del perché: aveva paura di provocare la mia ira in quanto prete. Quando però le feci presente che non avrei potuto aiutarla, se non avessi saputo come stessero le cose, lei, seppur con una certa esitazione, mi raccontò tutta la storia.

“Alcuni mesi prima che Lei cominciasse a lavorare nella nostra parrocchia, vennero dei monaci nella nostra chiesa per organizzare una “missione”. Per due settimane la nostra chiesa fu sempre piena, mattina e sera, di gente venuta non solo dalla città, ma anche da villaggi lontani per ascoltare i loro messaggi. Mia figlia andò a tutte le riunioni ed ascoltò, con la massima attenzione, tutti i sermoni. Quei monaci, però, parlavano per lo più dell`Inferno preparato per i peccatori. Quando se ne stavano andando, mia figlia comprò da loro un libro, che poi usava leggere ogni giorno. Anche quel libro era pieno di storie sulla dannazione eterna e sull`Inferno”.

Quando la donna terminò la sua tragica storia, capii che cosa era avvenuto. Sua figlia doveva essere una ragazza onesta, perché era convinta di essere una peccatrice. Quando dunque sentì i monaci, che lei considerava come dei santi venuti dal Cielo, parlare dell`lnferno riservato ai peccatori e descrivere tutti i tormenti che li aspettavano, la ragazza ne concluse che, in quanto peccatrice, lei era stata già condannata all`lnferno, ed il libro datole dai “missionari” e approvato dal vescovo, glielo confermava. Che tortura spirituale dev`essere stata per lei quel pensiero terribile prima di acquistare quel sorriso da ebete e di cominciare ad impazzire.

Ed ora eccola lì, una delle tante vittime di un sistema di terrore adottato dalla Chiesa Cattolica che io rappresentavo ed in cui esercitavo il mio “ministero”. Mi sentivo come un imputato accusato d`essere complice di quelle crudeltà, ameno che facessi qualcosa per sanare quelle ferite inflitte da una “Inquisizione” spirituale. Ero così scosso che senza esitare dissi a quella madre: “Porta a casa tua figlia e la prima cosa che devi fare è gettare quel libro nel fuoco, in modo che tua figlia non possa più leggerlo. Poi portala nella città più vicina, dove c`è un ospedale per malattie mentali e riferisci ai medici quel che hai detto a me. Probabilmente sarà ricoverata per qualche tempo – noi pregheremo per la sua guargione”. Se ne andarono ed io spesso pregai per lei il Signore.

Passarono i mesi, finché un giorno quella stessa donna tornò da me con sua figlia per ringraziarmi del consiglio che le avevo dato. “Ho fatto tutto quello che Lei mi ha detto ed ora hanno dimesso mia figlia dall`ospedale, perché è guarita”, mi disse. Difatti la ragazza sembrava essere in buona salute e non aveva più niente di strano nei suoi occhi. Le parlai e lei mi rispose sensatamente, senza nemmeno menzionare l`Inferno. Eppure c`era qualcosa nei suoi occhi, come una profonda tristezza o un`interrogativo cruciale: “Sono salvata o condannata?” Sì, era un interrogativo importantissimo per chiunque – per lei, per me, per voi. Dalla risposta dipendeva non solo la sua salute, ma anche la sua vita eterna.

Cominciai allora pazientemente a persuadere quella poveretta che il Signore Gesù Cristo non venne per condannarci all`Inferno, sebbene lo meritassimo – “Venne”, le dissi, “per salvarti, e perciò si sacrificò sulla croce, versò il Suo sangue e morì per te, per averti poi in paradiso con Lui”.

A poco a poco, mentre parlavo, un sorriso di felicità, come un raggio di sole, apparve sul suo viso e vi rimase come segno costante dell`esistenza di una figlia di Dio, che aveva messo tutta la propria fiduca in Lui. Le catene di quel dubbio, di quel diabolico terrore inculcatole da quei monaci, si spezzarono ed ella andò via con sua madre, godendo della pace e libertà dei figli di Dio.

Molte volte il Signore mi ha aperto gli occhi dinanzi a casi simili, in cui, a causa della paura della dannazione eterna inculcata loro quand`erano piccoli, uomini e donne, dalla coscienza sensibile, sono stati vittime di un vero e proprio complesso di terrore. Vanno a confessarsi ogni settimana o perfino ogni giorno; passano ore a confessare i loro peccati nei particolari ai loro “padri confessori”, soltanto per lasciare il confessionale con i loro eterni dubbi e con la paura che per qualche ragione la loro confessione non sia valida, pensando quindi che, se muoiono, andranno all`Inferno. Sono una piaga per i confessori, che, durante la loro preparazione al “sacerdozio”, vengono istruiti su come regolarsi con queste persone scrupolose. Ma niente sembra dar pace a quelle anime in pena per quanto riguarda la loro salvezza.

Il caso della ragazza che era stata guarita dalla sua paura mettendo tutta la sua fiducia nel Salvatore, mi ricordo di un`altra vittima ancora più tragica di quella, una vittima che era ancora dinanzi ai miei occhi ogni volta che tornavo nel mio paese natale per le vacanze. Una volta, durante una visita ai miei genitori, ebbi la triste occasione di incontrare un mio parente stretto, che da ragazzo aveva frequentato la mia stessa scuola elementare, ed ogni giorno, dopo la scuola, eravamo solito giocare con altri ragazzi in un cortile. Aveva due anni meno di me, aveva un bel carattere ed a scuola prendeva sempre ottimi voti. Cambio però completamente dopo la sua prima confessione e mentre vi si preparava. Non giocava più spensieratamente con gli altri ragazzi; cercava luoghi appartati, dove a volte lo trovavamo appoggiato ad un albero, mentre diceva qualcosa a se stesso sotto voce.

Anche sua madre si accorse di questo strano atteggiamento e gli chiedeva: “Figlio mio, che c`è che non va? Perché parli da solo?” Ma lui non le rispondeva. E, ancor peggio, cominciò ad andare male a scuola. Sebbene cercasse di concentrarsi sui suoi compiti a casa, studiando fino a tarda sera, era così dominato dalla paura da non riuscire a studiare come avrebbe dovuto.

Stava crescendo e la paura cresceva con lui, finché divenne una vera e propria ossessione. Non riuscì a completare i suoi studi universitari; cercò di fare lavori vari, ma era sistematicamente licenziato dopo un breve periodo di prova. “Non si concentra sul suo lavoro”, dicevano di solito i suoi datori di lavoro.

Anche da adulto, quindi, fu costretto a farsi mantenere dalla madre vedova. Nemmeno i migliori psichiatri potettero fare qualcosa per lui.

L`ultima volta che lo vidi fu poco prima dell`ultima guerra. Aveva ormai circa 35 anni, e notte dopo notte era solito starsene in piedi in mezzo alla camera da letto, con le luci accese, fissando il vuoto dinanzi a lui, dominato dalla paura.

Scoppio poi la guerra e durante l`occupazione nazista della Polonia fu preso assieme a molti altri e messo in un campo di concentramento. Dovevano lavorare sodo sotto la stretta sorveglianza dei soldati tedeschi. Il suo rendimento fu giudicato scarso e le autorità del campo non credevano che fosse fisicamente paralizzato dalla paura. Le guardie cominciarono a batterlo tanto crudelmente che in pochi mesi l`ammazzarono. Questa fu la tragica fine di un ragazzo felice, che era l`orgoglio e la speranza dei suoi genitori, finché la sua mente delicata non fu terrorizzata dalla religione.

Eppure, nonostante la luce ricevuta e le esperienze fatte, che avevano messo in rilievo le discrepanze tra il Cattolicesimo Romano ed il Vangelo di Gesù Cristo, continuavo a credere che la Chiesa Cattolica fosse l`unica Chiesa cristiana al mondo, e cercavo di spiegare tutti quegli abusi come atti individuali del clero, che o era troppo zelante nel suo sforzo di controllarci Cattolici e le loro coscienze, essendo così più cattolici del Papa ed usando mezzi cattivi per raggiungere scopi buoni, oppure alcuni preti e vescovi avevano perso la fede ed erano diventati dei mercenari, che attendevano solo automaticamente ai loro doveri. A volte, però, ero terrorizzato dal pensiero che in futuro potessi anch`io diventare come loro. Il Signore, comunque, non permise che io toccassi il fondo della corruzione spirituale, sebbene io fossi per Lui un vero “osso duro”. Continuò difatti ad illuminarmi, mostrandomi ciò che era giusto e ciò che era sbagliato. E questo durò per anni, ma vi furono alcune illuminazioni così chiare ed importanti che non riuscivo a dimenticare e che sono tuttora ben presenti nella mia memoria.

Si era all`inizio della primavera, quando nel mio Paese i giorni sono grigi ed umidi, perchè nevica e piove. Ero appena tornato in camera mia dopo aver celebrato la Messa nella chiesa, ed ecco qualcuno bussò alla porta ed entrò un cocchiere che mi chiese: “Padre, potrebbe venire ad amministrare gli ultimi sacramenti ad un uomo che sta per morire?” “Vengo subito!” risposi ed andai in chiesa per prendere il “sacramento” e tutto ciò che occorreva in quei casi.

Poco dopo ero seduto su di una specie di sedile di paglia in un carro e passammo per le strade della città, mentre il cocchiere suonava un campanello ed i passanti si inginocchiavano a terra, chinando il capo in onore del “sacramento”, come si usa fare ancora in alcuni Paesi cattolici.

Arrivammo così in una catapecchia situata nella periferia della città e fui fatto entrare in una modestissima cameretta che aveva il soffitto così basso che dovetti curvarmi per non toccarlo. Era l`abitazione di gente poverissima, evidentemente.

Buona parte della stanza era occupata da un letto piuttosto grande, con della paglia invece del materasso, coperta da un lenzuolo bianco, su di esso giaceva un uomo morente. Non era molto anziano, sembrava attorno ai 46 anni, ma era chiaramente allo stremo delle forze – ma per quale ragione? Perché era malato, molto povero o perché aveva lavorato troppo? Non lo sapevo né c`era il tempo di fare domande, perché capii che gli restava ormai poco da vivere.

Giaceva sul dorso, con gli occhi aperti che guardavano il soffitto. Respirava affannosamente. Bisognava quindi far presto ed amministrargli gli ultimi “sacramenti” prima che morisse. Cominciai dunque a parlargli per prepararlo a fare la sua ultima confessione dei peccati, prima di ricevere “l`assoluzione sacramentale”, la “comunione” ed il “sacramento degli infermi”, che una volta si chiamava “Estrema Unzione”.

Qualcuno però mi interruppe. Era sua moglie che stava appoggiata ad una parete e piangeva. Mi disse: “Mi scusi, ma non credo che possa udirla, perché è ormai incosciente”. Pensai che quella donna per “incoscienza” intendesse semplicemente

che ora il marito non mi potesse sentir bene, e perciò gli gridai in un orecchio: “Il tuo prete è qui; cerca di ricordarti i tuoi peccati e confessali!” Ma non mostrò di notarmi. Sembrava che ormai non sentisse più niente. Eppure aveva gli occhi aperti – non poteva vedermi?

Nei miei sforzi per mettermi in contatto con lui che stava lasciando questo mondo e così assicurargli la salvezza mediante quegli ultimi riti, andai ai piedi del letto nella speranza che potesse vedere meglio la mia tonaca nera, su cui c`era una cotta bianca ed una stola, e capisse che quella era per lui l`ultima occasione per confessarsi ed essere assolto.

Attesi per un bel po`di tempo, ma non mi degnava di uno sguardo. Evidentemente non poteva vedere più nessuno. Cercai allora di mettermi in contatto con lui in un altro modo. Presi un piccolo “crocifisso” che avevo portato con me e glielo poggiai sulle labbra. M`aspettavo che almeno baciasse il crocifisso, ma non notai alcuna reazione.

Sembrava tutto inutile. Stavo lì, dinanzi al letto di quell`uomo in agonia, con tutto il mio potere e la mia autorità “sacerdotale” per salvare la sua anima e aprirgli le porte del cielo, ma ora non potevo far nulla. Oh, certo, sapevo molto bene che, secondo gli studi di teologia che avevo fatto e le istruzioni dateci dalla Chiesa Cattolica, avrei potuto dargli la cosiddetta “assoluzione condizionale”, che sarebbe stata valida anche senza la confessione dei peccati, purché quell`uomo si fosse pentito dei suoi peccati prima di essere incosciente. Ma se non s`era pentito? In tal caso i teologi avrebbero detto che per colpa sua quell`uomo sarebbe morto con un peccato mortale sulla coscienza, e sarebbe andato all`Inferno.

Non volevo che questo accadesse. Avevo già tanti guai con la mia anima e non volevo essere responsabile della dannazione eterna di quel poveretto. Ma stavo lì, del tutto incapace di far qualcosa, nonostante i mezzi fornitimi dalla Chiesa per salvare le anime. In realtà tali mezzi non bastavano e non offrivano alcuna garanzia in casi come quello.

Nella mia angoscia guardai ancora quel volto assente ed emaciato – ma ecco qualcosa di straordinario stava avvenendo: le sue labbra si muovevano. Stava forse dicendo qualcosa? Mi avvicinai a lui e misi un orecchio vicino alle sue labbra. Dapprima non potevo sentire niente, ma poi cominciai a percepire alcune parole: “Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito!” Erano le parole che il Signore Gesù Cristo disse mentre stava morendo sulla croce, “affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16). Sulla croce Gesù affidò il Suo spirito nelle mani amorose del Padre Suo. Ed ora quell`uomo morente, che non vedeva più niente, che non sentiva più niente, incosciente com`era, continuava a ripetere seppur fiocamente: “Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito”. Così dicendo morì.

La Chiesa Cattolica con i suoi riti non era riuscita a salvargli l`anima, ma per quanto quell`uomo avesse peccato in vita sua, il Signore mi assicurò che non aveva avuto bisogno né di assoluzione condizionale, né di assoluzione assoluta, né di riti, né di sacramenti, né della mia assistenza sacerdotale per salvarsi, perché era stato salvato dalla sua fede nell`unico Sacerdote e Salvatore Gesù Cristo. Tale fede dovette essere un fattore dominante già da tempo durante la sua dura vita e durante l`ultima malattia, tanto che quell`invocazione, frutto di una fede essenziale e profonda, era affiorata alle sue labbra, sebbene fosse ormai incosciente.

Quest`episodio fu per me un`autentica rivelazione e la migliore lezione di teologia della mia vita, perchè il Signore stesso ai piedi del letto di un uomo morente, mi insegnò che la salvezza di un`anima non dipende da sforzi umani, riti o dottrine, ma dal sacrificio di Gesù sulla croce e dalla nostra fede in Lui e, per mezzo di Lui, nel nostro Padre Celeste. Soltanto in seguito, però, dopo la mia conversione, trovai conferma di questa verità biblica sia nell`Antico Testamento – Abacuc 2:4, “…ma il giusto vivrà per la sua fede” – che nel Nuovo – Romani 1:17, …come è scritto: Il giusto vivrà per fede”. La Rivelazione di questa verità frantumò la mia fede nella dottrina cattolica sul potere automatico (“ex opere operato”) dei riti e “sacramenti” della Chiesa Cattolica. Grazie a Dio, la nostra salvezza non dipende da quelle incerte e a volte inattuabili cerimonie, ma dalla misericordia del Padre nostro ottenuta mediante il sacrificio supremo del Suo amato Figliuolo.

Eppure continuavo in qualche modo ad essere legato alla mia “unica vera Chiesa”, ma il Signore finalmente esaudì le mie continue preghiere usando la maniera forte. Mi ammalai. La malattia attaccò il mio rene sinistro. Nonostante tutte le cure mediche, peggioravo sempre più, finché dopo un anno e mezzo di malattia mi fu indicato uno specialista che, dopo avermi visitato accuratamente, mi disse che il trattamento ricevuto fino ad allora era sbagliato e che quindi dovevo essere immediatamente operato perché la mia vita era in pericolo. Così fui ricoverato in ospedale, non sapendo a quale lunga e difficile operazione andassi incontro.

Quando mi risvegliai dopo essere stato anestetizzato, mi sentivo così debole da non potermi muovere per alcuni giorni. Non avevo più voglia di vivere. Pensavo di essere un fallito, soprattutto perché non avevo ancora trovato il Signore. Tutto mi mancava e conclusi che sarebbe stato meglio morire. E questo mi sembrava possibile, dato che la mia vita era ancora in pericolo, tanto che durante la notte un medico venne per vedere se fossi vivo o morto, perché pensava che potessi benissimo morire quella notte stessa.

Ero indifferente a tutto e rifiutai perfino di prendere le medicine prescrittemi. Aspettavo la morte, che mi avrebbe liberato dalla mia tortura spirituale. Ma ecco che un pomeriggio alcuni miei parenti vennero a visitarmi ed uno di loro mi chiese se stessi pregando per la mia guarigione. Risposi di no. Tutti ne furono sorpresi e mi chiesero di farlo. Non potevo però spiegar loro perché non me la sentivo. Promisi comunque di farlo, perché ebbi compassione di loro, vedendo come fossero preoccupati.

Anche il dottore non riusciva a sopportare il fatto che avevo rifiutato di prendere le medicine prescritte e così dovetti promettergli che lo avrei fatto.

Mantenni entrambe quelle promesse, anche se mal volentieri. Chiesi tuttavia al Signore di guarirmi solo se avesse potuto cambiare radicalmente la mia vita ed adoperarmi in futuro secondo la Sua volontà.

Questa preghiera fu subito esaudita. Le mie condizioni cominciarono a migliorare sempre più, tanto che i medici stessi erano sorpresi, perché, come mi dissero in seguito, non speravano che ce la facessi.

Dopo due mesi di ospedale, fui dimesso e sebbene fossi molto debole, cominciai a lavorare, chiedendomi come il Signore avrebbe guarito anche la mia anima e m`avrebbe adoperato secondo la Sua volontà.

La risposta venne dopo circa due anni, quando il mio conflitto spirituale era ormai insopportabile. Fu alla fine dei miei quindici anni al servizio della Chiesa Cattolica che capii finalmente che mi trovavo nel posto sbagliato.

Dopo che ero stato per tanti anni illuminato dal Signore, Egli mi mise dinanzi a questo dilemma: da una parte, potevo rimanere nella Chiesa Cattolica, dove ero nato ed ero stato “ordinato sacerdote”, e quindi conservare tutti i privilegi del mio stato, il rispetto della gente, l`approvazione dei miei Superiori ed una promettente carriera nella gerarchia ecclesiastica, anche se tutto questo significava rimanere lontano dal Signore; dall`altra potevo lasciare la Chiesa Cattolica ed il “sacerdozio”, perché quello era un sistema religioso non basato sulla Parola di Dio, ed affidarmi completamente al Signore. Ma se credete che obbedii immediatamente al Signore, vi sbagliate. No, non potevo, perché ero troppo debole ed impaurito. Dovete infatti immaginarvi quale potesse essere lo stato d`animo di chi aveva appreso sin dalla sua fanciullezza che al di fuori dell`unica vera Chiesa non c`è salvezza, e che chiunque lasciava la Chiesa Cattolica sarebbe andato all`Inferno e che le pene più terribili erano riservate ai preti scomunicati. Essere un`ex‐prete scomunicato in Paesi a maggioranza cattolici quali l`Italia, Spagna e Polonia, significa essere considerato dai parenti, amici e da tanti altri, come un traditore non solo della Chiesa Cattolica, ma anche nei confronti della nazione perché “chi e un vero italiano, spagnolo o polacco è cattolico”. A volte, quindi, bisogna affrontare un vero ostracismo sociale o almeno la freddezza dei vostri amici di un tempo. No, non me la sentivo…

Nello stesso tempo, sapevo bene che quella era l`ultima occasione che il Signore mi offriva. Eppure non me la sentivo! Il mio conflitto di coscienza durò ancora un anno, ma c`era ancora qualcosa che potevo fare: pregare. “Signore”, ero solito gridare a Lui, “Signore, fa qualcosa, perché sono troppo debole; dà forza al mio spirito; aiutami”. Pregavo così giorno e notte dal profondo del mio cuore.

Finalmente fui come sopraffatto dalla Grazia di Dio. Egli mi diede abbastanza coraggio da rispondere alla Sua chiamata, disponendomi ad affrontare ogni sofferenza che il futuro avrebbe potuto riservarmi. Mi affidai completamente a Lui, e non me ne sono mai pentito. La mia conversione, quindi, fu soprattutto opera Sua – io non ebbi alcun merito. Fu come essere sollevato in alto dalle Sue braccia eterne al di fuori delle tenebre ed essere portato nella benedetta libertà dei figli di Dio.

Che avvenne dopo? E`una domanda che mi è stata fatta spesso dopo aver narrato come il Signore si fece incontrare da me nella Sua misericordia. Ma ci vorrebbe un libro intero per parlarvi della Sua immensa cura e bontà e delle benedizioni che Egli ha riversato su di me dopo la mia conversione. Forse un giorno scriverò questo libro per lodarLo. Ora però vorrei terminare questa mia testimonianza affermando che ogni mia difficoltà spirituale, ogni incertezza e paura scomparvero completamente; ora sono felice col Signore come mai prima. E spero e prego che anche quelli che sono ancora nelle tenebre in cui mi trovavo io una volta, possano godere di tale felicità.

(Traduzione di Edoardo Labanchi, ex Sacerdote Cattolico)

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