LA VERITÀ VI RENDRÀ LIBERI

Testimonianza di Nino Tirelli

Caro lettore,

Certamente mi domanderai perchè ho abbanndonato la Chiesa Romana e l’Ordine Monastico. Ti prevengo dicendoti che non sono state delle ragioni sentimentali o puramente umane che mi hanno indotto a questo passo, ma unicamente la Parola di Dio.

Giovanni Hus, riformatore boemo, precursore della Riforma in Europa, martire per la fede in Cristo (1369-1415), lasciò queste parole: „Cerca la verità – ascolta la verità – impara la verità – ama la verità – sostieni la verità – difendi la verità fino alla morte!“

È con questi sentimenti che mi permetto di pubblicare la mia testimonianza, dopo aver cercato e trovato la verità.

Premessa

È scritto, nella Parola di Dio, che agli inizi della Chiesa nascente „il numero dei discepoli andava sempre più aumentando e una grande folla di sacerdoti ubbidiva alla fede“ (Atti 6.7).

Quello che accadde in quei giorni non è certamente un fatto per sè stante, isolato, unico, poichè nel corso dei secoli ed anche ai nostri giorni, gli esempi si sono moltiplicati.

Nel narrare la mia testimonianza, premetto che non intendo fare della polèmica, né descrivere a tinte fosche ed irreali quello che è invece la pura e semplice verità. L’unico scopo e la sola ragione di questo scritto è di dimonstrare come il Signore mi ha tratto dalle tenebre alla luce – dalla schiavitù di Satana alla libertà dei figli di Dio – dalla morte alla vita – dalla perdizione alla salvezza.

Ecco, amico ignoto che hai la felice sorte di avere tra mano questo opuscolo, la mia scheda anagrafica, telegraficamente:

Mi chiamo Sennen (Nino) Tirelli, nato al mondo in Reggio Emilia (Italia) il 27 novembre 1917 – entrato nel collegio dei Frati Minori Cappuccini a Scandiano (Reggio Emilia) nel 1928 – ordinato Sacerdote nella Cattedrale di Reggio Emilia da S. Ecc. Mons. Eduardo Brettoni, Vescovo e Principe, il 12 luglio 1942 – passato all’Ordine dei Frati Minori Conventuali nel febbraio del 1949 – rinato a Cristo il 4 febbraio 1959, dopi 31 anni di prigionia spirituale.

A questo punto, penso che sarai desideroso di sapere: Perché ho abbandonato l’Ordine religioso e lasciato la Chiesa Romana? Per rispondere a queste tue lecite domande, è necessario che tu conosca l’ambiente in cui sono vissuto, ragio per cui t’invito a seguirmi.

Entrato in collegio all’età di 11 anni, trascorro qui quattro anni, quelli del ginnasio, lontano dalla famiglia, segregato dal resto del mondo, in un’atmosfera sàtura di una pietà più artefatta che reale, ove il Vangelo è considerato come un codice di disciplina e la tradizione monastico ha il suo predominio. Il quinto anno di ginnasio lo trascorsi nel convento di noviziato e precisamente a Fidenza, provincia di Parma.

Dopo questo periodo ebbe inizio l’anno di prova, propriamente detto. Se in collegio la mia volontà era come morta, ora dovevo, per forza maggiore, adicare a tutto. Mi fu dato un nuovo nome (frate Mattia da Reggio Emilia), un saio rude goffo secondo la regola cappuccina, mi furono tagliati i capelli per essere ridicolo al mondo, ecc. ecc. Digiuno, cilicio e disciplina con catenelle di ferro quasi tutti i giorni; alzata notturna a mezzanotte per andare a sameggiare in coro (ufficio divino), cinque volte la settimana. Camminare con sandali, a piedi nudi anche d’inverno, vivere in ambienti, solotamente in cella, non riscaldati e poco salubri. Le umiliazioni e le penitenze sono all’ordine del giorno, tantoché quotidianamente dovevo confessare in pubblico prima del pranzo le colpe commesse, dinanzi al „Padre Maestro“.

Finito l’anno di prova, ho dovuto emettere la „Professione semplice“ facendo voto di vivere in Ubbidienza, Povertà e Castità, secondo la regola francescana. Dopo di che, nel convento di Piacenza, iniziai gli studi liceali, al termine dei quali dovetti fare la „Professione Solenne“ cioè perpetua.

Trasferito nel conventi die Reggio Emilia, attesi agli studi teologici per quattro anni, arrivando così, per vari gradi, al sacerdozio. Questo, in sintesi, il „curriculum vitae“ che ho persorso dal 1928 al 1942. Quattordici anni di studi, di lotte, die esperienze e di ricordi che restano indelebili nella mia mente.

In questo ambiente chiuso, isolato, misterioso per l’uomo della strada, sotto una ferrea disciplina, fui ben presto sùccubo e inconsciamente fin dai primi anni di studio, seguìi l’andazzo senza preoccuparmi se la strada che battevo era giusta o sbagliata.

Nel noviziato, sorsero le prime difficoltà, le prime battaglie spirituali; iniziò così in me l’alternativa: è questa la via che mena a Dio alla perdizione? – Devo continuare oppure lasciare? …

Esposi il mio stato d’animo aprendomi coi superiori, e questi mi risposero: „Continuate dove il Signore vi ha posto, il resto è tutta stoffa del demonio!“ Cresciuto sotto l’ubbidienza, costretto a dir sempre di sì, accettai il consiglio e proseguìi amaramente il cammino.

Gli studi filosofici, il cambiamento di convento e di città assopirono in parte i miei dubbi ed ansietà, per riemergere poi più fortemente durante le discipline teologiche.

I superiori si accorsero ben presto del combattimento spirituale che era in atto nel mio essere interiore, per cui, nell’intento di fare un „lavaggio al cervello“, come si direbbe oggi, mi confinarono in un convento solitario…

L’umiliazione avuta, l’isolamento, la paura, la guerra mondiale, la morte dei genitori… mi costrinsero ancora una volta a continuare su quella strada sino al sacerdozio, dando inizio ad una nuova fase nella mia vita.

Il ministero sacerdotale mi mise presto in contatto con ogni ceto di persone e con anime di tutti i generi. Passai per diversi conventi esplicando le più svariate mansioni (confessore, insegnante, cappellano in ospedale…), ma il mio cuore era sempre inquieto, senza pace.

Un giorno, nella speranza di dar riposo al mio spirito, decisi perfin di cambiare Ordine Religioso, passando così a quello dei Cconventuali della Provincia di Roma.

Passato anche qui l’anno di prova (= noviziato), fui inviato nel convento di Netttuno (Roma) per attendere all’insegnamento e alla Segreteria in qul Ginnasio Parificato, esplicando inoltre satuariamente l’ufficio di Cappellano nell ‘Ospedale del Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM).

Trascorsi quivi cinque anni, la mia anima però non ebbe requie, poich’e mi mancava, è vero, la cosa più importante e principale, mi mancava Dio! Sembrerebbe un paradosso, eppure è la verità.

La vita del convento aveva un ritmo meccanico, inoltre il sacro era unito al profano, il ministero pastorale all’interesse proprio, Dio a mammona… Il mondo, a cui era stato fatto rinuncia solenne, regnava ormai sovrano tra le quattro mura con i suoi incentivi al male, ed io, che ancor non avevo pace, mi ritrovai come attanagliato dagli artigli di Satana.

Gridai al Signore, ed Egli, che conosce i sui e li sa trarre dalla distretta, non tardò a venire in mio aiuto, in una maniera del tutto imprevista.

Fui nuovamente trasferito in un convento di montagna (Sezza Romano, prov. di Latina). In quella solitudine, Dio mi condusse alla riflessione, a rivedere e a riesaminare ogni cosa di tutti questi anni trascorsi, iniziando da me stesso per poi rivolgermi anche verso quelli che mi circondavano. Questo esame retrospettivo e introspettivo, mi dimostrò chiaramente che annaspavo nelle tenebre, che mi trovavo in una schiavitù, che vivevo nella morte spirituale e che ero sulla via della perdizione eterna.

Dalle tenebre alla luce

Tutti gli studi fatti intorno alla Parola di Dio si sono limitati a spulciare quei passi che potrebbero, in un certo senso, sostenere la tesi ed il castello teologico della Chiesa Romana. Quindi, studio imperfetto, mancante e di consequenza non veritiero della Bibbia.

Nella Chiesa Romana, il sofisma, la filosofia paganeggiante, i ragionamenti umani e la Tradizione hanno il primo posto, mentre la Parola di Dio viene interpretata ed usata al solo scopo di farle dire quello che essa Chiesa vuole.

Per la Chiesa Romana, la Bibbia è un libro chiuso, sigillato, misterioso, anche se oggi si è data più libertà. Nessuno però può leggerla se non in edizioni annotate e che portino il benestare (= imprimatur) di qualche Vescovo, poichè chi agisce diversamente commette peccato.

Il tempo che si trascorre tra le quattro mura è quasi tutto impiegato nella lettura e meditazione di tutto’altre cose (regola, costituzioni, vite di „santi“…) anziché dare il primo posto alla Parola di Dio.

Stando così le cose, amico che leggi, non ti è difficile imaginare come le tenebre spirituali sempre più si addensino, ottenebrando in tal modo le menti di chi dovrebbe illuminare, ripercuotendosi disastrosamente su i semplici fedeli. Nel Vangelo è messa in evidenza la potenza divina ed illuminatrice del Cristo. Egli solo, e nessun altro, è la luce del mondo e delle conscienze. Ora, se Egli per mezzo della sua Parola non arriva con tutto il suo splendore, si rimarrà sempre nelle tenebre.

Io ringrazio e benedico infinitamente il Signore, per avermi data, nella solitudine del Convento di Sezze Romano (LT), la possibilità di abbeverarmi direttamente e a sazietà alla fonte purussima della Parola di Dio; di essere stato da essa illuminato e guidato a lasciare le tenebre per la luce; ed ora essa brilla di un fulgore merviglioso, rischiarando sempre più il sentiero nel cammino della vita presente, in marcia verso la gloria celeste.

Dalla schiavitù alla libertà

Come se l’osservanza della Parola di Dio non fosse sufficiente alla salvezza, la Chiesa Romana impone ai suoi membri l’obbligo di praticare i suoi precetti, vincolando inoltre i Religiosi di particolari regole, costituzioni, voti, ecc., degradando in tal modo la dignità umana e facendo dell’individuo non un cristiano che adora il Padre „in spirito e verità“, ma un numero, un automa (robot), privo di volontà e libertà spirituali.

Se non credi alle mie parole, amico, potresti sincerarti da te stesso. Entra, visita un convento, osserva quei frati o quelle monache, sèguili. Che ti dice quel loro inquadramento militare, quelle cerimonie stereotipate, quei baciamani o baciaterra, quell’odore misterioso, quei cancelli, inferiate, celle, quel volto cupo e triste, quell’abbigliamento così strano, quel comportamento artefatto, quella disciplina e disuguaglianza di vita e di rapporti tra superiore e suddito…? Non è questa una vita di schiavitù e di prigionia morale e spirituale? È forse questo l’insegnamento di Gesù? Oppure invece lo condanna?

Oh, amico! Quante cose vorrei palesarti per farti toccare con mano che la vita sotti il giogo della Chiesa Romana e particolarmente quella monastica, da cui provengo, non è una vira di libertà, ma di schiavitù!

Dalla morte alla vita

Solo un condannato a morte che riceva la scarcerazione può comprendere appieno la portata del passaggio dalla morte alla vita. Dopo i falsi insegnamenti spirituali avuti, dopo le errate interpretazioni ed applicazioni della Sacra Scrittura, dopo tutto quello che ero vincolato a dire e a fare, perchè così mi era stato imposto… oh come mi sentìi rinascere ad una vera vita, allorquando la Grazia di Dio arrivò ad illuminarmi!

La Chiesa Romana infatti, no dà la sicurezza della salvezza, fa vivere nel dubbio, nel forse, nell’ipotesi. Essa sostiene ed insegna che la Parola di Dio è insufficiente e mancante, per cui occorre aggiungere la Tradizione, perferendo questa a quella. Essa insegna che ogni grazia proviene da Maria e non da Gesù, che oltre Gesù vi sono anche altri mediatori. Che la norma di fede non è la Sacra Scrittura, Parolla infallibile di Dio, ma l’insegnamento del Papa. Essa insegna che la salvezza si acquista e si guadagna attraverso le buone opere, le penitenze, le mortificazioni, … ecc. Quale aberrazione!

Chiunche abbia letto il Nuovo Testamento, può rendersi conto, senza difficoltà, dell’assurdità e monstruosità di questo fosco insegnamento che conduce alla morte eterna e all’annullamento del Sacrificio di Cristo.

Amico, preferisci tu l’insegnamento degli uomini a quello di Gesù? Ubbidisci piuttosto al Papa anzichè a Dio? Credi tu che il sedicente Vicario di Cristo (Vicarius Filii Dei) sia infallibile? A parte l’inconsistenza biblica di questo dogma romano che è tutto in opposizione all’inseggnamenti di Gesù, vorrei che tu stesso scoprissi il rovescio della medaglia, sfogliando un manuale di storia.

Ti accerterai che per alcuni si conosce quasi niente della loro vita ed incerto è anche il loro nome. Di altri non si sa esattamente quando hanno governato. Di molti è descritta la lotta sanguinante e barbara che hanno sostenuto per usurpare il papato ad altri. Scoprirai inoltre che non pochi sono stati condannati come eretici dai loro successori; che parecchi hanno vissuto una vita di peccato e di dissolutezze incredibili; e che in certi periodi hanno regnato contemporaneamente due ed anche tre papi alla volta, con rispettive curie, cardinali e sedi distinte, con grave scandalo e disorienteamento dell’intera cristianità d’allora. Tieni presente inoltre che la tanto vantata catena apostolica è stata spezzata parecchie volte nel corso dei secoli per la sede vacante.

Di fronte all’irrefutabilità di questi fatti, crederesti ti ancora alla diabolica istituzione del Papa? Io no, perché Gesù solo è il mio Pastore, Egli solo tiene le chiavi del Regno dei cieli, Egli solo è infallibile e sempre lo stesso ieri, oggi ed in eterno; Egli solo è il mio Sommo Sacerdote, il quale per mezzo del suo unico ed insostituibile sacrificio mi libera dai quale noi abbiamo ad essere salvati“ (Atti degli Apostoli 4.12)

Amico, non è negli uomini che tu devi confidare, ma in Dio; non nell’insegnamento degli uomini, ma nella Parola di Dio.

Io per molti anni ho ciecamente creduto, come forse tu ora, a quello che gli uomini di Chiesa mi dicevano, ma daccé la Sacra Scrittura mi ha illuminato facendomi avere un contatto ed un’esperienza personale con Gesù, non ho esitato a privarmi di tutto „allo scopo di guadagnare Cristo, e ritrovarmi in Lui non con la mia giustizia che deriva dalla legge, ma con quella che si ottiene con la fede in Cristo, giustizia che viene da Dio e riposa sulla fede“ (Filippesi 3.8-9)

Dalla perdizione alla salvezza

Una mattina d’aprile 1958, un contrattempo imprevisto mi fece spostare la celebrazione della messa di mezz’ora. Ritornai in cella e accesi la radio per captare un po’ di musica distrattiva. Dio volle che, senza saperlo in antecedenza, mi mettessi in sintonia con Monte Carlo. Veniva trasmesso in quel momento un bellissimo canto cristiano che toccò le fibre del mio cuore. Seguì poi un infuocato messaggio di richiamo, basato su questa frase scritturale: „Oggi, se udite la voce di Dio, non indurate il vostro cuore“ (Salmo 95.8; Ebrei 3.7; 4.7).

La transmissione terminava dicendo: QUI, RADIO RISVEGLIO! Per ogni vostro bisogno spirituale, scriveteci, vi risponderemo personalmente!

Non so ripetere a parole quello che provai a quell’ascolto; posso solo accertarti, amico che leggi queste righe, che da quella indimenticabile mattina iniziò per me una nuova vita.

Il contatto epistolare con Radio Risveglio e quello diretto con la Parola di Dio, che Radio Resveglio m’inviò a suo tempo, produssero in me uno stato spirituale di intima comunione con Dio mai provato prima; mi sentìi insomma come rinato a quella vita eterna che per fede si ha credendo a Gesù e accettando il suo divin sacrificio quale unico mezzo ed il solo sufficiente per la propria redenzione. Fu per me il provvidenziale risveglio dal profondo letargo di morte in cui mi trovavo.

Accettando Gesù quale mio proprio personale Salvatore e Maestro, una pace immensa prese possesso del mio cuore, e la certezza di essere giustificato per la fede in Cristo, mi riempì di gioia inenarrabile.

Il tempo che dovetti forzatamente trscorrere ancora tra le quattro mura, fu un tempo di attesa, ma anche di una maggior meditazione della Parola di Dio.

Vagliai e rivagliai tutta la dottrina cattolico-romana alla lucce della Sacra Scrittura „per vedere se le cose stavano così“ (Atti degli Apostoli 17.11), e mi vonvinsi che ero sulla via della perdizione, se avessi persistito in quello stato.

Potrei, amico, esporti dettagliatamente il disaccordo riscontrato che vi è tra l’insegnamento della Chiesa Romana e quello della Parola di Dio (= idolatria e superstizione nel culto, assurdià delle indulgenze, deificazione di Maria… e tante altre cose che sarebbe lungo a volerle enumerare), ma non è qui il luogo di far della polemica con la mia testimonianza.

D’altronde, penso che tutto quello che ho detto sia più che sufficiente a convincerti, come ne sono stato io, che la salvezza eterna si ha unicamente per la fede in Cristo Gesù. NON attraverso le nostre opere , NON per i nostri meriti, NON per l’intercessione o mediazione dei santi o di Maria, NON per le penitenze e macerazioni claustrali… ma solo per la fede in Gesù, poichè Egli ha compiuto ogni cosa al nostro posto per noi.

Vi è una sola strada che conduce al cielo: GESÙ; vi è una sola porta che dà accesso al cielo: GESÙ; vi è un sol nome per cui possiamo essere salvati: GESÙ! Ecco l’Evangelo, tutto l’Evangelo!

Roma rende schiavi, Cristo invece libera! Roma rende ciechi, Cristo invece ci illumina! Roma coltiva il dubbio, Cristo da la certazza! Roma conduce alla perdizione,

Cristo invece ci conduce alla vita eterna!

Stando così le cose, dovevo quindi, per l’illuminazione avuta dalla Parola di Dio, prendere una decisione ferma e risoluta, dopo oltre trenti’anni di asservimento cieco alle „dottrine dei demoni“, come le chiama l’apostolo Paulo. É questa avvenne il 4 febbraio 1959.

Nella notte precendente stesi il mio testamento spirituale, chiarificando i motivi che m’inducevano a lasciare definitivamente la Chiesa Romana e l’Ordine monastico, per abbraciare la semplicità e le verità evangeliche.

Momento di trepidazione nel varcare per l’ultima volta la porta della cella, ma il Signore mi sostenne e m’incoraggiò facendo riecheggiare nel mio cuore queste parole: „Sìi forte e fatti animo; non temere e non ti sgomentare: lèvati dunque, mèttiti all’opera, e l’Eterno sia teco!“ (1 Cronache 22.13 e 16).

Uscìi dal portone e dopo aver dato un ultimo sguardo a quel luogo (Abbazia di Fossanova, LT), in cui ero stato trasferito da pochi mesi, diedi l’estremo addio a tutto il passato.

Con la gioia nel cuore, senz’alcun rincrescimento dell’atto compiuto, mi allontanai, proteso verso l’avvenire radioso, muovendo i miei passi sul cammino tracciato da Cristo, essendo Egli solo „la via, la verità e la vita“ (Giovanni 14.6).

„Non v’è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù, i quali non camminano secondo la carne, ma secondo lo Spirito; perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha affrancato dalla legge del peccato e della morte“ (Romani 8,1-2)

Amico, che mi hai seguito nella succinta esposizione della mia testimonianza, hai tu fatto il passo verso Gesù? Hai cioè deciso e scelto Gesù quale tuo personale Salvatore e Maestro?

Ricordati che non è la religione che salva e neanche le opere, ma unicamente la fede in Cristo Gesù.

„Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo Unigenito Figliuolo, affinchè chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna“ (Giovanni 3.16).

Nino Tirelli

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