DA MISSIONARIO CATTOLICO A MISSIONARIO EVANGELICO

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Testimonianza di Antonio Pezzotta

Nacqui a Bergamo, bellissima città ai piedi delle Alpi. Non conobbi altra religione che il Cattolicesimo. Fin da fanciullo il mio unico desiderio fu quello di diventare sacerdote missionario.

Il mio sogno cominciò a realizzarsi il 12 settembre 1946, quando all`età di undici anni entrai in seminario e precisamente nell`Istituto Missionario Salesiano di Penango Monferrato, in provincia di Asti. Terminato il ginnasio, il noviziato, il liceo classico e il tirocinio pratico, fui ammesso alla teologia. Allo stesso tempo venne accolta la mia domanda per le missioni, e fui assegnato alla provincia cinese, che allora comprendeva, oltre ad Hong Kong e Macao, anche il Vietnam e le Filippine. Studiai per due anni teologia in Inghilterra, anche per imparare bene l`inglese, poi in Spagna (un anno), in Germania (un`estate, per perfezionarmi in tedesco), e conclusi i miei studi all`Università Pontificia Salesiana, che allora aveva la sua sede a Torino. Fui ordinato sacerdote l`11 febbraio 1961 dal Cardinale Maurilio Fossati. Nel giugno dello stesso anno mi laureai “cum laude” ed alla fine di luglio mi imbarcai per le isole Filippine come sacerdote missionario. Qui oltre a svolgere varie attività missionarie e parrocchiali, servii principalmente come preside prima (tre anni) e poi come direttore e superiore religioso (9 anni) di varie scuole, seminari maggiori e minori, fino al 26 febbraio 1974, giorno in cui accettai Cristo come mio Salvatore personale e Signore della mia vita. Di conseguenza lasciai il sacerdozio cattolico e la chiesa che avevo fedelmente servito per 13 anni, e mi aggregai ad una chiesa evangelica battista della città di Santa Cruz, Laguna, nelle Filippine.

Come avvenne tutto questo?

Appena iniziai gli studi teologici, cominciai ad avere dubbi, non riguardo a Dio 0 a Gesù Cristo, ma su alcune dottrine della Chiesa Cattolica. Mi avevano insegnato, e ne ero convinto allora come lo sono oggi, che la Sacra Scrittura è la Parola di Dio, ispirata ed infallibile, secondo la definizione del Concilio di Trento e l`insegnamento universale della Chiesa.

Eppure, leggendo la Bibbia, mi resi conto che parecchie dottrine della Chiesa Cattolica non solo non si trovano affatto nella Parola di Dio, ma direttamente la contraddicono.

  • Per esempio, il dogma che ogni Messa sia un sacrificio mistico ma vero di Gesù Cristo e in contrasto con Ebrei 10:12‐18, dove si dice di Gesù: “Questi, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è posto a sedere alla destra di Dio … Perché con un`unica offerta Egli ha per sempre resi perfetti quelli che son santificati … E non mi ricorderò più dei loro peccati e delle loro iniquità. Ora, d0v`è remissione di queste cose, non c`è più luogo a offerta per il ” (Si veda anche Ebrei 7:27; 9:24‐28; 1Pietro 3:18).
  • Lo stesso si dica del dogma della concezione immacolata di Maria (contrario a Romani 3:23; 5:12; Luca 1:47)
  • delle buone opere e i meriti personali come radice e causa, anziché frutto della nostra salvezza (contrariamente a Efesini 2:8‐9 “Poiché gli è per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; e il dono di Non è in virtù d`0pere, affinché nessuno si glori”. Si veda anche Tito 3:5)
  • della mediazione di Maria e dei santi (contrario al Timoteo 2:5, “Poiché v`è un solo Dio ed un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù Uomo”)
  • del permesso e l`incoraggiamento a fare, tenere ed onorare immagini e statue (contrariamente a Esodo 20:4‐5 “Non ti fare scultura alcuna delle case che sono lassù nei cieli 0 quaggiù sulla terra 0 nelle acque sotto la terra; non ti prostrare dinanzi a tali cose e non servir loro…”; si veda anche Giovanni 4:23)
  • dell`imposizione del celibato a diaconi, preti e vescovi (contrario a 1Timoteo 3:2‐ 5 “Bisogna che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie … che governi bene la propria famiglia, e tenga i figli sottomessi e pienamente rispettosi, perché se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà aver cura della chiesa di Dio?” – si veda anche 1Timoteo 4:1‐3)
  • e così via, senza contare i dogmi e le dottrine completamente estranee alla Scrittura, come l`assunzione di Maria, la rigenerazione battesimale dei bambini, le indulgenze, cinque dei sette sacramenti presentati come istituiti da Cristo, il potere temporale dei papi e della chiesa, il papa come successore di Pietro, il ruolo sacerdotale del papa, dei vescovi e dei preti, ecc.

Di fronte a tale incongruenza le parole di Paolo nella sua Lettera ai Galati ebbero su di me una influenza determinante: “Ma quand`anche noi, quand`anche un angelo dal cielo vi annunziasse un Vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia egli anatema. Come l`abbiamo detto prima d`0ra, torno a ripeterlo anche adesso: Se qualcuno vi annunzia un Vangelo diverso da quello che avete, sia anatema” (Galati 1:8‐9).

Queste parole ispirate mi dissero chiaramente che nessuna autorità su questa terra, neppure gli stessi Apostoli, e nessuna autorità dal cielo (anche se un angelo dal cielo) può permettersi di insegnare un Vangelo diverso da quello ufficialmente insegnato da Cristo.

Il fatto poi che la Chiesa Cattolica insegni sia la infallibilità del Papa che quella della Scrittura mi lasciò perplesso, poiché infallibilità significa assenza di errore dottrinale per una speciale ispirazione o assistenza dello Spirito Santo. Ora lo stesso Spirito apparentemente, secondo la dottrina cattolica, assiste sia gli autori della Scrittura che il Papa. Perché quindi ci sono insegnamenti della Chiesa che sono contrari a quelli della Scrittura? Può lo Spirito di Dio contraddire se stesso?

Essendo allora ancora giovane e inesperto, chiesi consiglio ad un prete, professore di teologia. La risposta fu che si trattava di una tentazione contro la fede, e come tale dovevo superarla per mezzo della preghiera e della distrazione. Mi consigliò di

giocare di più e pensare di meno. Benché non convinto, obbedii, perché volevo diventare un buon sacerdote.

I dubbi persistettero, ma imparai a convivere con essi, e per altri dieci anni di vita missionaria nelle Filippine, pressato dal lavoro, veramente ebbi poco tempo per pensare. Solo nel 1971, tornato in Italia per un anno di riposo, trovai il tempo di rileggere attentamente, in spirito di preghiera, la Parola di Dio, particolarmente il Nuovo Testamento.

Gli stessi dubbi, stavolta più forti ed anche più numerosi, si riaffacciarono alla mia mente. Mi resi conto che la Chiesa da me servita si era allontanata dalla Parola di Dio in moltissimi punti, parecchi dei quali di vitale importanza. Leggendo il Vangelo di Giovanni, capii che la fede da me imparata e insegnata non era la fede della Scrittura. Mi avevano insegnato, ed io pure, come professore di teologia, insegnavo che la fede, senza la quale non c`è salvezza, è l`assenso intellettuale agli insegnamenti di Gesù come proposti dalla Chiesa Cattolica. Al termine della lettura del Vangelo capii che la fede è innanzitutto “fiducia nella persona di Cristo”.

Eppure, nonostante queste convinzioni intellettuali, non ebbi la forza di prendere una decisione per Cristo. Pensavo: “Se incomincio a predicare secondo la Parola di Dio anche quando essa contraddice gli insegnamenti della Chiesa, il mio superiore e il mio vescovo mi richiameranno all`ordine, mi proibiranno di predicare o, chissà, mi consiglieranno di andarmene”. Tale soluzione non mi piaceva. Restava a me di prendere l`iniziativa di lasciare il sacerdozio e la Chiesa Cattolica che ormai aveva perso ogni segno di credibilità per me. Ma che cosa avrebbero detto i miei superiori, il mio vescovo, che mi stimavano tanto fino a darmi serie responsabilità? Che cosa avrebbe detto mia mamma, la cui ambizione e gioia più grande era di aver un figlio sacerdote e missionario? Che cosa avrebbero detto i miei colleghi sacerdoti di parecchi dei quali ero stato superiore? Mi preoccupavo persino di quel che avrebbero detto i miei parenti, amici ed alunni nel seminario di cui ero direttore.

Invece di accettare Cristo e la Sua Parola, nell`ottobre del 1972 ritornai nelle Filippine, dove fui amministratore e professore nel seminario maggiore. Per quindici mesi vissi senza senso. Continuavo ad essere sacerdote, ma credevo poco di quanto insegnavo, cioè dentro di me già contestavo le dottrine della Chiesa che non si trovavano nella Bibbia o addirittura contraddicevano la Parola di Dio. Eppure non potevo esimermi dal fare molte cose, che sapevo erano contrarie all`insegnamento della Sacra Scrittura, come celebrare la Messa, battezzare i bambini, pregare per i defunti, o accompagnare in processione statue di santi, e così via.

Lo Spirito Santo aveva lavorato in me e mi stava preparando. Nel gennaio del 1974, Dio mi parlò per mezzo della sua Parola scritta. Nonostante i miei dubbi riguardo agli insegnamenti della Chiesa, ero ancora un sacerdote fedele ai voti, alle regole e alle leggi della Chiesa. Pensavo che un giorno, probabilmente, Dio mi avrebbe dato la vita eterna, se avessi saputo meritarla. Lo speravo, ma non ero sicuro; la sicurezza di essere salvato sarebbe stato, secondo la dottrina ecclesiastica, un gravissimo peccato di presunzione. Lo sapevo, e la base della mia speranza era tutto quello di buono che avevo fatto e stavo facendo: l`aver lasciato il mondo, l`essere sacerdote e missionario, la promessa del “Santo Fondatore” della mia congregazione, la sforzo quotidiano per essere fedele ai voti e alle regole.

Una sera di gennaio, leggendo la Lettera di Paolo a Tito (3:5) trovai: “Egli ci ha salvati non per opere giuste che noi avessimo fatto, ma secondo la sua misericordia…”. Con grande smarrimento compresi che per tutti gli anni trascorsi come cattolico e come sacerdote, la mia fiducia non era stata in Cristo e nei suoi meriti, ma in me stesso e nei miei meriti. In altre parole, per la prima volta pensai: “Non sono credente!”

Tre settimane più tardi, il 20 febbraio, Dio fece uso della Sua Parola per mostrarmi il motivo della mia irrequietezza e del mio malcontento. Stavo leggendo il dodicesimo capitolo dell`Evangelo di Giovanni. I versetti 42 e 43 sembrarono scritti apposta per me: “Pur non di meno molti, anche fra i capi credettero in Lui; ma a cagione dei farisei non lo confessavano, per non essere espulsi dalla sinagoga; perché amarono la gloria degli uomini più della gloria di Dio”. Il mio timore era quello di essere espulso dalla Chiesa, ed il mio peccato era quello di aver preferito per tanti anni l’opinione e l`approvazione degli uomini all`approvazione di Dio.

Nella mia mente ormai non v`erano più dubbi circa la verità; mi appariva chiaro anche il passo che avrei dovuto fare, ma ancora mi mancavano la forza ed il coraggio. Pensavo che tutto dipendesse da me. La mattina del 26 febbraio, nella preghiera, lo Spirito Santo mi mostrò chiaramente come senza Cristo tutto sarebbe diventato impossibile, ma che con Cristo tutto sarebbe divenuto possibile, forse anche facile. Mi rivolsi a Cristo Gesù in preghiera, accettando Lui solo come mio Salvatore personale e come Signore della mia vita, Colui che dà la vita eterna come Dio ci insegna in 1Giovanni 5:11‐12: “E la testimonianza è questa: Iddio ci ha dato la Vita Eterna, e questa Vita è il Suo Figliuolo. Chi ha il Figliuolo ha la vita, chi non ha il Figliuolo di Dio non ha la vita”.

Diedi la mia vita a Lui, dicendoGli di farne quello che voleva. Cristo Gesù entrò nella mia vita e cambiò tutto. Quello che sembrava tanto importante e quasi impossibile divenne secondario e facile. Quasi d`incanto l`opinione altrui non mi interessava più.

Scrissi la lettera di dimissioni; l`inviai al mio superiore; salutai i confratelli e, lasciando tutto e tutti, andai a stare con un gruppo di credenti nella cittadina di Santa Cruz.

Mentre dal punto di vista umano tutto appariva come un fallimento, in quanto avevo perso una posizione rispettabile e un futuro assicurato, internamente avvenne un cambiamento stupendo: per la prima volta in vita mia sperimentai la vera gioia intima, un senso di sicurezza in Dio, una pace mai provata, e soprattutto un senso di libertà che non avevo mai assaporato: libero dal peccato, in quanto Gesù aveva pagato tutto; libero dall`opprimente cappa di piombo dell`opinione altrui; libero di seguire la Parola di Dio e di godere dei diritti che Dio elargisce ai Suoi figliuoli. Mi vennero alla mente con un significato vivo le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni 8:31‐32: “Gesù allora prese a dire a quei Giudei che avevano creduto in Lui: Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; e conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi”.

Scomparve pure il timore del futuro. Il futuro in questa vita era oramai nelle mani di Dio, mio Padre. Ci potrebbe essere un futuro più sicuro? Il futuro dopo la morte significava ormai certezza della vita eterna in Cristo, come l`ebbi al momento in cui confidai in Lui ed a Lui mi abbandonai; cioè al momento della mia nascita spirituale: “Io v`h0 scritto queste cose affinché sappiate che avete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figliuolo di Dio” (1Giovanni 5:13).

La Bibbia ci parla di un certo Nicodemo, anch`egli una persona onesta, al quale Gesù disse che per avere la vita eterna bisogna rinascere spiritualmente: “…se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio. Nicodemo gli disse: Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel seno di sua madre e nascere? Gesù rispose: In verità, in verità io ti dico che se uno non è nato d`acqua e di Spirito, non può entrare nel Regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne, e quel che è nato dalla Spirito è Spirito” (Giovanni 3:3‐6).

Gesù spiega questa rinascita a Nicodemo nei versetti seguenti dicendo che Egli doveva essere crocifisso “affinché chiunque crede in Lui abbia vita eterna, poichè Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:15‐16).

Qualunque sia la vostra situazione, peccatori, increduli 0 persone che si credono oneste e colte, c`è una sola via di salvezza: pentirsi sinceramente dei propri peccati ed accettare Cristo nella propria vita con fede genuina.

Ciò dà certezza della vita eterna già in questa vita.

(Traduzione di Edoardo Labanchi, ex Sacerdote Cattolico)

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